La Strategia del Pessimista e dell’Ottimista

La Strategia del Pessimista e dell’Ottimista

La Strategia del Pessimista e dell’Ottimista

Nel 1990 lo psicologo Americano Martin Seligman, educatore ed autore di molti testi di crescita personale, pubblica Learned Optimism, “Imparare L’ottimismo”, frutto di 25 anni di ricerche. Un libro nel quale spiega i concetti fondamentali per  riconoscere il nostro “stile esplicativo”, cioè quello che diciamo a noi stessi di fronte alla piccole o grandi sfide della vita, a neutralizzare l’abitudine di pensare “mi arrendo”, a migliorare l’umore e lo stato del sistema immunitario e ad aiutare i nostri figli, fin da piccoli, ad utilizzare quelle modalità di pensiero che incoraggiano l’ottimismo. Il cuore di questo studio ruota attorno ad una approfondita analisi degli schemi di pensiero che caratterizzano il pessimista e quelli che caratterizzano l’ottimista.

Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà.

Winston Churchill

C’è una giovane coppia di sposi che ha avuto da poco una bambina e nel corso di un weekend, il padre si rende conto che la piccola non reagisce ai rumori ed immediatamente si preoccupa dell’eventualità che sua figlia sia sorda. La madre invece, tranquilla, pensa che la figlia sia ancora troppo piccola per trarre delle conclusioni così disastrose e tranquillizza il marito dicendogli che chiamerà la pediatra lunedì mattina. Nonostante la rassicurazione, il padre trascorre un weekend di totale apprensione ed ansia e non riesce a far nulla occupato com’è ad immaginarsi il peggio, immaginando le difficoltà che avrebbe avuto la figlia se fosse stata sorda, le difficoltà che avrebbe avuto ad imparare ed a parlare, e la vita difficile che avrebbe avuto. Pensieri su pensieri catastrofici si accumulano uno sull’altro a cui si aggiunge anche il senso di colpa ripensando che ‘anche’ suo nonno era sordo e quindi se adesso sua figlia è sorda è indirettamente colpa sua. La moglie ha invece più fiducia nel futuro e riesce a gestire la situazione in maniera calma e senza deprimersi. La fiducia della moglie in effetti, verrà premiata quando la pediatra rivela i risultati rassicuranti dei test sulla bambina. Nonostante questi test il padre non è del tutto tranquillo fino a quando la bambina stessa non reagisce al rumore di un camion di passaggio. Solo allora il padre sarà in grado di riprendersi da questo stato di prostrazione.

Questa breve storiella ci dà un esempio di quanta sofferenza (gratuita) in più, possa vivere una persona pessimista rispetto ad una ottimista.

L’Ottimista
Prima di passare allo stile esplicativo del pessimista e dell’ottimista, è bene fare un po’ di chiarezza sul termine ‘ottimista’. L’ottimista non è tale solo per il fatto che pensa positivo, essere ottimista è un vero e proprio stato più complesso di questo, è un atteggiamento che induce a fare e mettere il meglio possibile sugli eventi che accadono, sulle persone e sulle proprie azioni. Quando le cose non vano bene, e sono tristi e dolorose, è lì che l’ottimista che vede le cose in termini di possibilità e di potenziale, fa la differenza.

Quali sono quindi gli schemi di pensiero che stanno alla base delle strategie che caratterizzano una persona pessimista ed una ottimista?

La strategia del Pessimista

Il pessimista super specializzato, è un maestro nell’interpretare gli eventi con queste tre caratteristiche, chiamate anche le 3 P del pessimista:

  • Permanenza
  • Pervasività
  • Personalizzazione

PERMANENZA:
La permanenza è a proposito del tempo. Il pessimista ha la straordinaria tendenza a ritenere permanenti le cause di eventi negativi che gli capitano. In altre parole pensano che questi eventi dureranno per sempre, che saranno permanenti nelle loro vite, insolubili, insormontabili. Ad esempio: “non mi concederanno mai un aumento”, “non ce la farò mai”, “resterò single per sempre”, “sarà sempre così”, etc. Con questo tipo di dialogo interno, è facile comprendere come il pessimista arrivi ad arrendersi più facilmente di altri davanti alle difficoltà.

PERVASIVITÀ:
La pervasività è a proposito dello spazio. Un evento negativo per un pessimista ha effetto su tutto il resto che lo circonda ed ogni altro aspetto viene sminuito. Il pessimista tende a dare spiegazioni universali ai propri fallimenti ed è sufficiente che vada male un singolo aspetto della propria vita per considerare che tutto quanto vada in rovina. Ad esempio: “va tutto male”, “è tutto uno schifo”, “gli uomini sono tutti uguali”, etc.

PERSONALIZZAZIONE:
Il personalizzare è a proposito dell’origine del problema, se stessi. Il pessimista si vede molto spesso inadeguato, insufficiente, scarso, cattivo, egoista, sbagliato, etc. Viene spesso messa in crisi la propria autostima facendola dipendere da un evento negativo. Ad esempio: “sono uno stupido”, “è per colpa mia che è successo”, “non sono abbastanza attraente”, etc. Questo tipo di dialogo interno è pericoloso perché può facilmente portare alla depressione.

La strategia dell’Ottimista

Di carattere diametralmente opposto è il modo di interpretare gli eventi che ha un ottimista. Le caratteristiche sono quindi:

  • Temporaneità
  • Specificità
  • Esterno

TEMPORANEITÀ:
La temporaneità è a proposito del tempo. L’ottimista tende in maniera innata a considerare ogni evento spiacevole come temporaneo, passeggero, qualcosa che accade adesso in questo momento o per questa persona. Ad esempio: “in questo periodo sono stanco”, “è una crisi passeggera”, “non è un buon momento”, “passerà”, etc. Da notare che le persone che credono che gli eventi positivi abbiano cause permanenti, sono più ottimiste di quelle che invece credono che abbiano cause temporanee.

SPECIFICITÀ:
Gli eventi specifici sono a proposito dello spazio. Gli ottimisti delimitano il problema a quello che sta accadendo in quell’ambito specifico e solo in quello, senza mettere in discussione tutto il resto. Ad esempio: ”solo qui“, “al lavoro faccio fatica”, “a ballare sono una frana”, etc. Anche qui per eventi positivi, gli ottimisti tendono a dare spiegazioni universali, mentre i pessimisti diventano specifici.

ESTERNO:
È a proposito dell’origine del problema, non io. Gli ottimisti tendono ad attribuire eventi negativi a fattori esterni, all’ambiente, al comportamento, non su se stessi. In questo modo non compromettono la propria autostima. Ad esempio: “ho avuto sfortuna”, “c’era troppo vento”, “è arrivato tardi”, etc.


Meglio essere flessibili
La maggior parte degli studi dimostra che essere ottimisti è una cosa positiva. Ma è corretto essere ottimisti in qualsiasi circostanza?

In realtà altri studi hanno confermato che serve essere pessimisti ed ottimisti in base alla situazione specifica. In tutte quelle situazioni in cui non esiste un pericolo imminente, essere ottimisti è la strategia migliore perché permette alle persone di acquisire le risorse migliori per raggiungere i propri obiettivi restando aperti a nuove opzioni o opportunità. Tuttavia in situazioni di pericolo, può essere in certi casi vitale, adottare temporaneamente una attitudine pessimista per fare in modo di concentrare tutte le risorse cognitive per far fronte alla minaccia che si è presentata. In definitiva l’idea è quella di non essere un ottimista ottuso, ma saper essere pessimisti solo per il tempo necessario che una data situazione richiede, evitando di fare del pessimismo uno stile di vita che si applica ad ogni cosa.

Essere flessibili è come sempre la scelta migliore, come descrive in PNL la legge della varietà indispensabile: In ogni sistema collegato, l’elemento con la maggiore ampiezza di variabilità costituirà sempre l’influenza dominante.

 


FONTI: Learned optimism – Martin Seligman | Tutta Un’altra Vita – Lucia Giovannini | L’UCE – Libera Università di Crescita Evolutiva

 

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